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Avv. Ernesto D'  Ippolito - Il ricordo è pegno d'impegno

 

Una "lettera alla chiesa", che mi si propone, "in una prospettiva di dialogo" mi incuriosisce ed intriga. Perché il "dialogo" è l’impegno costante, la pratica scontata, il desiderio fervido del laico, da sempre. Laddove la Chiesa, le chiese, i fondamentalismi religiosi hanno, quale connotato costante, sigla precipua il dogma che, del dialogo, è l’esatto opposto. D’altra parte le "due città" dell’arcivescovo, da cui prende il titolo la rivista dell’Arcidiocesi, tosto colgono il dualismo tra grano e zizzania, nel cui orticello legge non pochi poteri occulti, mafie sempre più frenanti.

"Uno e uno fa uno,

basta con il due

va bene per le scuole

ma per la scelta interiore

vita/ soltanto/ o morte

o l’eterno.

Due è troppo vasto

Perché l’anima lo contenga".

Così Emily Dickinson.

Il laico guarda alla società tutta intera, impasto di bene e di male, intreccio, insieme virtuoso e malizioso, di umori ansie tendenze istanze bisogni.

Il laico non ha mai scomunicato nessuno. Non discrimina l’uomo, a seconda del sesso della razza della lingua della religione delle opinioni politiche, delle condizioni personali e sociali, come dal pensiero, dai principi e dai rappresentanti laici è travasato nella Costituzione repubblicana.

Alla fraternità, alla tolleranza, all’amore, il laico unisce la consapevolezza del diritto dell’altro ad opinioni diverse dalle proprie, con identica vocazione al giusto ed al vero.

Il laico, ricorda i guasti, nella Storia, dell’intolleranza, e non soltanto religiosa, i lutti delle Crociate, i processi dell’Inquisizione. Il rogo di Giordano Bruno, dei Templari.

"Brucerò ma non è che un fatto. Continueremo a discutere nell’eternità"

così Michele Serveto, riformatore religioso, ai giudici, dopo la sua condanna al rogo.

Il laico ha preso buona nota del perdono, che , a distanza di secoli, la Chiesa ha chiesto ai "diversi" perseguitati, agli Ebrei, agli "infedeli".

Il laico sa che restano zone d’ombra, dove la Storiografia non ha compiutamente rivisitato errori ed orrori. E teme che possano ripetersi. Non ne esce, per rifiutare il "dialogo". Con chiunque. Si può, si deve, fare un pezzo di strada, con chiunque sia disponibile. Incontrare quanti la pensino in modo difforme, verificare la percorribilità di strade che menino a plaghe migliori per l’uomo. La solidarietà umana impone all’uomo del terzo Millennio di esercitare la virtù del sacrificio, la concreta vicinanza all’altro uomo, la convivenza pacifica ( altro è, naturalmente, il "pacifismo" a senso unico, d’antica matrice comunista e catto-comunista, ancora presente in tante manifestazioni attuali).

Per un comunista come l’On.le Giuseppe Pierino, è facile assolvere la faziosità, le scomuniche dell’Ottocento e Novecento, citando Bloch. Non è un caso che il filosofo tedesco, pure marxista, sia stato ammonito e accusato nella Germania orientale, mentre gli chiudevano la rivista e gli arrestavano i collaboratori; che si sia dovuto trasferire nella Germania occidentale, lì esprimendo in libertà e autonomia le sue opinioni e tesi.

Il laico sa che la Storia non ha chiuso i battenti. Che opinioni diverse, su materie essenziali per la vita dell’uomo moderno, permangono a volte drammaticamente. Su problemi, quali il divorzio, l’aborto, la pianificazione familiare, la bioetica, la scuola, la libertà d’insegnamento, la ricerca scientifica. La chiesa cattolica conserva, e con l’autorevole e decisa personalità del Papa polacco ribadisce, opinioni nettamente contrarie, rispetto al pensiero scientifico occidentale, a alle acquisizioni della società moderna.

La società comunista, ma anche gli ex comunisti come Pierino, non sentono la gravità perdurante di tale dissenso, non si interrogano sul se , sul quanto, il "crescete e moltiplicatevi" cattolico abbia drammaticamente contribuito all’esplosione demografica del, nel, terzo e quarto mondo. Ricordiamo che, proprio quando Fortuna e Baslini presentarono i due progetti di legge sul divorzio, il PCI ( primo firmatario l’On. Nilde Iotti) presentò un corposo progetto di legge sul diritto di famiglia, nel quale non era previsto il divorzio.

Esiste un vasto ventaglio di tematiche, di problemi, situazioni in ordine ai quali la società, i cittadini, le istituzioni hanno opinioni diverse, programmi differenziati, orizzonti, a volte opposti, quindi progetti operativi difformi. C’è chi, al primo accenno di codeste piattaforme operative variegate, scacchiere diverse, ricorre all’antico facile gioco dell’allusione gratuita, della dietrologia, suggestiva. " Poteri occulti", " mafie frenanti".

Usciamo da questi scenari generici e sfuggenti. Chiamiamo le cose, e le persone, con il proprio nome. E se e quando, individueremo grumi di resistenza alla libertà, alla democrazia, al progresso della gente, soprattutto la più umile, bisognosa, sofferente, sarà facile perseguirla e combatterla.

Si vedrà, allora, chi ci sta, e chi no, dove si colloca un’opinione pubblica, che si riconosca nell’insegnamento e nella tradizione del cattolicesimo, e dove quanti rappresentano la tradizione ed il pensiero laico.

Ernesto d’Ippolito

 

Ernesto d'Ippolito ex Grande Oratore del Goi

E' gravissimo permettere agli insegnanti di religione in Italia di influire sul credito formativo degli studenti. <Lo si legge nella sentenza 17 luglio 2009 Tar  del Lazio , che ravvisa una forma di discriminazione ai danni di chi crede in un'altra religione o di chi non crede a nessuna, attribuire un credito solo a chi ha fatto una scelta di carattere religioso. Del resto, fin dal 1989, la Corte Costituzionale insegna che, sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso; strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico. Nel 1920, il grande politico ed educatore Gaeteano Salvemini, in un indimenticabile discorso alla Camera dei deputati, ribadiva come lo Stato non domandi ( e non possa domandare) all'insegnante quale fede politica e religiosa abbia, bensì se, e quanta, educazione critica e scientifica ( senza cui ogni fede è dogmatismo, è catechismo, è fanatismo), e se sappia sviluppare nei suoi alunni quelle abitudini critiche e razionali  che permettano loro di rendersi conto delle basi attuali delle loro credenze, e li metta in grado di conservarle e mutarle. Quel magistrale discorso si concludeva  con la contrapposizione  tra Stato laico e Stato clericale ( in questi giorni Salvadori esorta a non cadere, nemmeno sul piano lessicale e terminologico, nella contrapposizione fittizia "laici cattolici", rivendicando quella, vera, essenziale e storicamente ineccepibile, tra laici e clericali). Ignorando l'insegnamento  della cultura e la sensibilità di vasti settori del cattolicesimo non clericale , ma soprattutto il precetto giuridico, della vecchia sentenza costituzionale, ma più specifica ed immediata del giudice amministrativo di un mese fa, il ministro Gelmini riconferisce ai docenti di religione prerogative  ruolo funzioni oblati. Con decreto n. 122, il nuovo regolamento che, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, diventa operativo rappresenta platealmente l'insecuzione dolosa della sentenza del Tar.Il comma 3 dell'art. 6, infatti, ripristina l'ordinanza ministeriale  dell'ex ministro Giuseppe Fioroni, donde gli insegnanti di religione cattolica attribuiscono, al pari di tutti gli altri docenti, il punteggio per il credito scolastico". Si leverà almeno dall'opposizione , dai più sensibili settori del Partito democratico, una ferma, dignitosa voce di dissenso, culturale, politico, istituzionale?. 

Laicismo, difese e aggressioni

(….) interferenze della Conferenza episcopale, delle gerarchie cattoliche, e, nel mondo politico, supina acquiescenza di governo e maggioranza di centrodestra, timidezze penose della minoranza di centrosinistra.

Scrive il costituzionalista Michele Ainis: “ il Vaticano, nei confronti della repubblica italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa entrambe: una mano aperta, a palma larghe, per chiedere quattrini, l’altra a mano svolazzante , per suonare ceffoni alla politica.”

Di fronte a questa ennesima crociata neoguelfa, quel che mortifica la residuale coscienza laica del Paese è l’atteggiamento del Partito democratico. Nel quale i “Teo dem “ , come Paola Binetti, plaudono all’impegno, dichiarato dal ministro Gelmini, di rivolgersi al Consiglio di Stato, contro al sentenza del Tar  del Lazio, e, con altri parlamentari del Pd, ufficializza “cordate” con i colleghi di maggioranza per dare battaglia e presentare ricorso, affiancando Gelmini a destra.

Negare specificità ( e quanto negativa) all’insegnamento in Italia della religione, i cui docenti vengono scelti, gestiti, e controllati per l’intero loro ciclo all’autorità ecclesiastica, residuato dell’infelice Concordato clerico-fascista, è connotato preoccupante della baldanza clericale, che avverte esaurita la stagione degli statisti come De Gasperi ( cattolicissimo, ma con alto e forte senso dello Stato), dei cattolici illuminati, come Arturo Carlo Iemolo, ed alza il tiro delle pretese, dal versamento finanziario a quello culturale ed istituzionale.

Molti laici in Italia hanno avuto  ( ed hanno) verso il nuovo partito democratico remore e perplessità, proprio per l’assenza in esso d’una ferma, chiara, individuabile difesa dell’autonomia dello Stato, della sua indipendenza, della tradizione ghibellina. Ci pensino, al centro ed in periferia, i candidati alla segreteria.

                                                Ernesto d’Ippolito

 

 

 

 

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