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Il disastro della Fiumarella


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50 anni dalla tragedia della Fiumarella


 

SOTTO I RIFLETTORI|14 dicembre 2011 19:52

Cinquant’anni fa il più tragico disastro ferroviario italiano

 

Il dicembre 1961 un rimorchio precipita da un viadotto nel sottostante torrente Fiumarella, presso Catanzaro: 71 morti, quasi tutti studenti, il giorno prima delle vacanze natalizie. «Dopo di allora, non abbiamo più cantato». Il rischio dell’oblio

Ricordi lontanissimi. In bianco e nero. Eppure vividi. Un dramma vissuto come in un sogno. Una famigliola negli anni Sessanta. Un papà, una mamma, due bambini. Su un treno che sta attraversando un ponte. Procede lento, lento, lento. Quasi a passo d’uomo. Perché? Sotto il ponte, su uno spiazzo che appare loro lontano lontano, i bambini scorgono un vagone adagiato. Sembra un vagone di un trenino giocattolo, uscito chissà quando dai binari, dal ponte, e finito giù. Pare tutto irreale, come un gioco.

Uno di due bambini ero io, l’altro mio fratello. Il vagone precipitato era ancora rimasto lì, dopo una tragedia di immani proporzioni.

In attesa del Natale – 23 dicembre 1961. Gli studenti calabresi del Catanzarese, come ogni mattina, si alzano prestissimo per prendere il treno che dai loro paesini dell’interno – partenza alle 6,43 da Soveria Mannelli (Sila piccola), poi Decollatura, Serrastretta, San Pietro Apostolo, Cicala e Gimigliano, con termine al capolinea Catanzaro Centro – li farà arrivare, procedendo verso sud-est, alle scuole del capoluogo di provincia. Quel mattino stanno già pregustando le prossime vacanze natalizie. È l’ultimo giorno di scuola, poi il via a presepi, preghiere a Gesù bambino, regali, giochi, dolci, scorpacciate, tutte a base delle tradizionali pietanze calabresi.

Il convoglio della morte Il treno è composto dall’automotrice Breda M2 123 e dal rimorchio Breda RA 1006. Al suo interno viaggiano 99 passeggeri (molti dei quali, appunto, studenti). Un’ora dopo la partenza dalla stazione di Soveria Mannelli, il convoglio transita sopra il viadotto del torrente Fiumarella, in curva. Sono le 7,45, proprio lassù il rimorchio esce dal binario e, dopo aver rotto l’asta di trazione (un gancio di tipo tranviario), precipita nel torrente, 40 metri più giù. Il disastro è terribile. Segue il caos delle sirene, i corpi straziati, il sopraggiungere dei parenti…

La tragedia – Settantuno viaggiatori muoiono subito, gli altri rimangono gravemente feriti. Trentuno risiedevano a Decollatura, la comunità più colpita. I sogni di un futuro migliore grazie allo studio scolastico, di una vita ancora tutta da scoprire, svaniscono per tanti, insieme alle speranze delle loro famiglie. Si tratta del più grave incidente ferroviario per numero di vittime avvenuto in Italia. In effetti, un altro massacro era avvenuto qualche decennio prima, un po’ più a nord, ma sempre nel profondo Sud.

Morte per monossido nella galleria – Infatti a Balvano (Potenza), il 3 marzo 1944, si era verificata la sciagura del treno 8017, con un numero maggiore di morti, mai realmente calcolato (600?). Ma quella tragedia non fu dovuta a incidenti o deragliamenti meccanici, come quella del torrente Fiumarella, bensì all’avvelenamento da monossido di carbonio dei passeggeri entro la galleria delle Armi, a causa dello slittamento delle ruote delle locomotive a vapore, con conseguente arresto del convoglio e letali fumi che avvolsero i passeggeri.

Le cause – Tornando al viadotto della Fiumarella, la causa meccanica diretta fu, come detto, la rottura del gancio di trazione di tipo tranviario. In realtà, le condizioni della rete ferroviaria in questione erano molto precarie. Si trattava di una linea che era stata studiata per carichi di 8-9 tonnellate delle locomotive, ma, con l’avvento di nuovi mezzi più pesanti e veloci, tutta la rete si era via via degradata, risultando pericolosa in più punti.

Il processo – Sebbene, dunque, la linea ferroviaria non versasse in ottime condizioni, nel processo per stabilire le responsabilità della tragedia fu imputato sostanzialmente il conducente del treno, Ciro Miceli, che, disperato, ammise onestamente le proprie colpe. Il convoglio viaggiava a 60-65 km orari, invece che ai previsti 30 con cui andava affrontata la curva. Inoltre, pare che nella cabina di comando vi fossero più persone del dovuto e che la frenata improvvisa, provocata dall’allarme di uno dei presenti, peggiorasse le cose, agevolando la rottura del gancio e la conseguente caduta del rimorchio nel precipizio. Il macchinista fu quindi condannato a una decina di anni di carcere per omicidio colposo. Le vittime furono interamente risarcite in fase istruttoria, per cui non si costituirono nel processo penale.

Le reazioni politiche – Dopo varie polemiche e un acceso dibattito parlamentare, il Governo si avvalse della facoltà riconosciutagli dalla Concessione per il riscatto delle ferrovie concesse. Così, con la legge n. 1855 del 23 dicembre 1963, venne approvato il riscatto, si revocò la concessione alla Mediterranea Calabro Lucane e si posero le nuove Ferrovie Calabro Lucane sotto la gestione commissariale governativa. Il traffico ferroviario rimase interrotto per alcuni anni e sostituito tra Soveria Mannelli e Catanzaro da autoservizio. Quindi, con decreto ministeriale n. 1044 del 20 maggio 1969, redatto secondo gli indirizzi della legge n. 369 del 18 marzo 1969, furono stanziati 16 miliardi di lire al fine di porre la rete delle nuove ferrovie nelle condizioni di soddisfare in modo sicuro e conveniente le esigenze del traffico locale.

La memoria, oggi – Vari monumenti in ricordo delle vittime del disastro ferroviario sono stati innalzati nel territorio dei comuni più colpiti. Altri si progettano. Eppure, come ci ha detto un residente in quei luoghi, pure lui bambino all’epoca dei fatti: «Moltissimi familiari ancora oggi si rifiutano di parlare di quella strage, quasi come se non fosse passato, ormai, mezzo secolo. Superstiti e testimoni “non se la sentono” di fornire la propria disponibilità a parlare, neanche per realizzare filmati o iniziative di commemorazione».

«Dopo di allora non abbiamo più cantato» – È bene precisare che non si tratta di omertà (perché mai, poi?), ma di pudore. E, soprattutto, dolore: «Più di trenta morti, quasi tutti giovani o giovanissimi – continua il nostro testimone – è un peso troppo grande per una piccola comunità. Lo è ancora oggi. Ancora oggi, a 50 anni di distanza, il dolore di questa piccola comunità è molto forte, fino al punto che è difficile ottenere delle testimonianze che consentirebbero di ricostruire quella vicenda, farla conoscere e far conoscere il vissuto del paese anche per capire come quella strage lo ha colpito, lo ha cambiato… A questo proposito mi ha scosso molto una frase di un mio amico, che mi raccontava di come da ragazzo andava con suo padre a lavorare nei campi e di come questo lavoro fosse ritmato dai canti: “Ma dopo di allora, non abbiamo più cantato!”».

Considerazioni finali – In effetti, forse calabresi (e italiani, in genere) sono un popolo troppo buono. Sopportano prepotenti – politici corrotti e cialtroni, mafiosi – da secoli. Malviventi che succhiano la loro linfa vitale, le loro speranze. Nessun altro popolo ce l’avrebbe fatta. Tuttavia, la memoria va salvaguardata. Proprio perché dolorosa. E si tratta di strazi provocati da malgoverno, insipienze, incapacità di amministrare la cosa pubblica. Ma occorre ricordare. Affinché il dolore non si perpetui senza trovare voce, sbocco, dignità. Altrimenti dovremmo pensare ai cinici “criteri di notiziabilità”, per cui centomila morti in Bangladesh fanno meno notizia di dieci vittime a New York. Se si parla di maremoto, tutti gli italiani ricordano lo tsunami del 26 dicembre 2004 nel Sud-Est asiatico, ma non l’altrettanto grave maremoto – 120.000 morti in un’area ben più ristretta – del 28 dicembre 1908 di Reggio e Messina (ma quante disgrazie avvenute attorno a Natale!). Quanto sono “notiziabili” 71 calabresi morti cinquant’anni fa?

Si ringraziano per le notizie e i commenti forniti Mario De Grazia, Claudio Marasco, Fulvio Mazza e Mario Scarcello.

Per immagini e documentazione della tragedia: http://www.fiumarella.it/default.htm.

Per la commemorazione dell’evento: Il Treno della Memoria sul Fiumarella.

In questo stesso numero di LucidaMente si parla ancora di treni del Sud, oggi, con disagi quasi immutabili, con l’articolo di Fabrizio Bensai Sicilia, l’isola che (per Trenitalia) non c’è.

Le immagini, a partire dall’alto: due rare foto della tragedia, recuperate e rese più fruibili per il lettore; un’automotrice Breda; due monumenti alle vittime, a Casenove e a Cerrisi; il viadotto della Fiumarella, oggi.  Rino Tripodi

 


Cinquantesimo anniversario della tragedia Fiumarella

Foto e documenti tragedia Fiumarella


 

 

Per non dimenticare

Foto e documenti  tragedia  Fiumarella
23/12/1961

 


 

 

 

Viaggiando nel treno della memoria 


Intitolazione di una via a Conflenti alle vittime della Fiumarella.
Presenti autorità e familiari. Mancavano i cittadini.


Fiumarella: la tragedia dimenticata 


Messa in suffragio delle vittime a Decollatura 


Video :Viaggio sul treno della memoria -- 23/12/2011-

Un viaggio della memoria in treno, una messa in suffragio delle vittime e la scopertura di una targa nella stazione delle Ferrovie della Calabria di Catanzaro: sono stati ricordati, a cinquant'anni dal disastro della Fiumarella che il 23 dicembre del 1961 provocò 71 vittime, i passeggeri, quasi tutti studenti pendolari, che morirono in quella enorme disgrazia. Alcuni dei sopravvissuti assieme ai sindaci con le fasce tricolore dei centri toccati dalla tragedia (come Decollatura che contò 31 morti) e i parenti delle vittime sono saliti a bordo di un treno delle Ferrovie della Calabria che da Soveria Mannelli fino a Catanzaro ha seguito il percorso di quel convoglio di morte: sul ponte della Fiumarella, il luogo della tragedia, è stato osservato un minuto di raccoglimento. A Catanzaro, alla presenza del prefetto Antonio Reppucci, nella stazione delle Fdc è stata scoperta una lapide che riporta questa frase: "Il tempo non cancellerà i loro sorrisi, la memoria ne conserverà la gioventù spezzata". Nell'omelia alla messa in suffragio delle vittime, celebrata a Decollatura, il vescovo di Lamezia mons. Luigi Cantafora ha detto che "la giovinezza è infatti l'emblema delle forze, del futuro, di energie da spendere; eppure le giovani vite di tanti vostri figli sono state un'offerta gradita al Signore. Essi ci hanno detto che non conta il numero degli anni, ma il vivere bene il tempo che ci è donato. Essi, anche se noi non lo sappiamo, hanno certamente preparato la via ad altri, ci hanno fatto riflettere sul senso della vita, sulla sua caducità e quindi ci aiutano a capire il vero valore della vita e le responsabilità che essa comporta". "Questo territorio - ha aggiunto il presule - ha dimostrato di essere capace di speranza; ha dimostrato una grande ripresa". Il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, è salito sul treno della memoria. "La comunità di Lamezia - ha detto - si sente parte integrante delle comunità di Decollatura, Conflenti, Cicala, Serrastretta e di tutti i posti colpiti dalla tragedia. Per esprimere vicinanza Lamezia allestirà una mostra, come quella che in questi giorni si sta allestendo a Decollatura, per partecipare attivamente a questo particolare momento commemorativo". Il presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro, dopo avere ricordato che "nel terzo millennio appare incredibile che un'altra tragedia ferroviaria sia stata sfiorata appena un mese fa, tra Lamezia Terme e Catanzaro" ha ricordato che "oltre ogni vuoto della memoria queste circostanze devono essere da monito per chiunque abbia responsabilità nel governo della cosa pubblica: una tragedia mancata è un segnale d'allarme che abbiamo il dovere di ascoltare anche per rispettare quelle settantuno vite spezzate". Il consigliere regionale di Idv Giuseppe Giordano, presente alle manifestazioni commemorative, ha detto che "la tragedia della Fiumarella di mezzo secolo fa, è parte della storia dei disastri infrastrutturali della Calabria che non dobbiamo mai dimenticare. Proporrò, alla prima seduta utile, che il Consiglio regionale ricordi solennemente questa tragedia ed una per una, se possibile, le vittime di quel disastro".(ANSA)


Ricordando i morti della Fiumarella


 



 

Conflenti: disastro della “Fiumarella” istituzione “Treno della Memoria”

20 dicembre 2011, 10:27 Catanzaro

Il sottoscritto Giovanni Paola, Sindaco del Comune di Conflenti, in riferimento all’evento commemorativo di cui in oggetto e su specifico e formale mandato da parte del Presidente e della Giunta della Comunità Montana dei Monti Tiriolo- Reventino – Mancuso, Gregorio Guzzo, intende organizzare con la collaborazione del Sindaco del Comune di Carlopoli, Mario Talarico e del Sindaco del Comune di Gimigliano, Massimo CHIARELLA, la “Giornata della Memoria” per venerdì 23 dicembre. - È quanto si legge in una nota del Comune di Conflenti, nel catanzarese - Al riguardo comunica che l’azienda FF.CC. ha accolto la richiesta, istituendo un convoglio speciale – “Treno della Memoria” – che percorrerà lo stesso tratto ferroviario che fu fatale, 50 anni fa, a 71 giovani passeggeri, la maggior parte dei quali erano destinati ad una normale giornata scolastica prenatalizia.

Un destino amaro ha voluto che quel giorno si materializzasse il disastro ferroviario più grave, in termini di vittime, della storia della ferrovia italiana e che si spezzasse il futuro per i molti giovani scomparsi, ed anche per le loro famiglie, provate dalla sofferenza dei ricordi, ancora oggi non del tutto sopiti. L’alto grado di coinvolgimento sociale, vissuto per gli effetti di tanti momenti luttuosi contemporanei in quel triste periodo natalizio, soprattutto nei centri di Decollatura (31 vittime) e Cicala (11 vittime), stimolano gli organismi istituzionali ad esaltare il valore della memoria e ad intraprendere doverosi percorsi commemorativi. L’organizzazione del “Treno della Memoria”, richiesto dalla Comunità Montana dei Monti “Tiriolo – Reventino – Mancuso” ed istituito con grande sensibilità dalla direzione della FF.CC., vuole essere l’esatta interpretazione della volontà di rendere un simbolico omaggio a quell’intera generazione, così tragicamente scomparsa.

Sul treno speciale (n. 301) si potrà accedere dalle varie fermate, secondo i seguenti orari: Soveria Mannelli: ORE 7,10; Adami: 7,13; San Bernardo: 7,17; Decollatura: 7,20; Santa Margherita: 7,25; Serrastretta-Carlopoli: 7,30; San Pietro Apostolo: 7,38; Cicala: 7,45; Madonna Di Porto: 7,48; GIMIGLIANO: 7,54; Cavora’: 8,03; Madonna Del Pozzo: 8,16; Gagliano: 8,18; Catanzaro Città: 8,26. Il treno si arresterà sul ponte della “Fiumarella” per osservare un minuto di raccoglimento. Il programma prevede il viaggio di ritorno con altro treno speciale (n. 300), in partenza da Catanzaro alle ore 9,42, con orario utile per poter partecipare, nel Comune di Decollatura, alla Santa Messa che verrà celebrata direttamente nel Mausoleo all’interno del Cimitero del Comune, dove riposano le 31 vittime.

 

 


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